Pirata musicaleIl profondo disgusto che provo per questa situazione mi impedisce di andare a verificare per bene riferimenti e cifre ma il punto è che a breve entrerà in vigore una nuova tassa SIAE.

In questa ottica ho trovato una bellissima proposta dall’aria provocatoria ma che, a ben vedere, è esattamente in linea con la filosofia malata dell’attuale gestione del diritto d’autore.

I dvd/cd vengono prestati e chi li riceve poi non compra più. La Siae dovrebbe mettere una tassa anche per il numero di amici. Più ne hai, più paghi. È giusto. Aiutatemi in questa campagna, affinchè la legalità sia garantita.

L’autore è Teodoro Paraspruzzi su FriendFeed.

Uno dei prodotti ad essere colpiti da questa nuova tassa saranno i dischi dei computer.

Oggi, in ufficio, si discuteva proprio su questo e un collega mi ha fatto notare quanti soldi in più costerà un unità di immagazzinamento dati professionale con un centinaio di dischi senza che su quei dischi ci finisca mai neppure l’ombra di mezzo film piratato ne di alcun mp3 illecitamente prelevato dai circuiti p2p.

Francamente io sono senza parole: voi avete qualcosa da dire al riguardo?

Avrei voluto spiegarvi bene che se Mininova non trova più nulla potreste provare con IsoHunt fino a quando non faranno chiudere anche quello ma ve lo accenno solamente.

Avrei voluto scrivere dell’ultimo rantolo della SIAE, ultimo in ordine di tempo e spero anche ultimo in assoluto ma vi segnalo solo che sono riusciti a farsi dare altri soldi prelevandoli con una tassa.

Già ci tassavano i suppurti CD e DVD vuoti, ora pure una marea di altri oggetti elettronici dove potremmo metterci su musica o film.

Già prima avevo risolto acquistando CD e DVD da Nierle, ora acquisterò all’estero anche il resto: viva l’italia (con la i minuscola).

Pirata musicaleLa battaglia contro la “pirateria” brutta e cattiva che grazie al P2P provocherebbe danni impressionanti agli artisti e alla cultura (sul serio? non è che li procura ai grandi intermediatori invece?) continua senza tregua.

Il mio punto di vista è che alcuni settori, in particolar modo quello della musica, sono destinati a cambiamenti che, definire radicali, è dir poco.

Il Quinta scrive:

I tool sociali  saranno sufficienti a promuovere giovani talenti consentendo loro, con altre modalita’ rispetto alla vendita di CD “di una volta”, di guadagnarsi da vivere almeno alla pari o meglio di un idraulico (fintanto che esercitano) ?

e dice giustamente anche:

ragionevolmente non potrà esistere più un artista che guadagni quanto ha guadagnato Michael Jackson, ma nemmeno “prodotti” patinati spinti grazie a marketing deciso centralmente da esperti.

Questi sono cambiamenti inevitabili come è inevitabile che il P2P non possa essere fermato: è nella natura stessa della rete il fatto che non si possa bloccare proprio nulla.

Ovviamente le major e tutti gli altri intermediari del settore musicale (per non parlare di istituzioni assurde come la SIAE per come è strutturata oggi) sono destinati ad estinguersi ma continueranno a lottare per sopravvivere.

Secondo voi è questo il futuro della musica o pensate che sarà diverso?

(Image credit: unknown. Do you know it?)

Support CC - 2007
Quando ho letto quello che il mante aveva segnalato quasi non ci credevo.

Sono quindi andato sul blog di Sandrone Dazieri dove mi sono letto attentamente tutto. Ho addirittura chiesto conferma direttamente in un commento.

Vi spiego in parole povere di cosa si tratta, anzi: vi faccio un caso generico che descrive perfettamente il caso in questione in modo che possiate immedesimarvi leggendoci qualcosa che potrebbe anche capitare a voi.

Tu produci un opera d’ingegno e decidi che la vuoi rilasciare usando una licenza Creative Commons e che non vuoi “proteggerla” con un sistema tradizionale ed anacronistico come l’iscrizione alla SIAE.

Questo è perfettamente lecito e il risultato è che tutti possono fruire e rielaborare l’opera a patto che rispettino la licenza CC che hai scelto.

Qualcuno decide appunto di rielabore la tua opera e tu, con grande felicità, partecipi alla diffusione di questa rielaborazione.

Adesso viene il bello: arriva la SIAE che, fregandosene del fatto che la tua opera non è registrata alla SIAE, pretende di tutelarti e lo fa (nonostante la tua spiegazione che è tutto a posto così e che loro non c’entrano nulla) con una bella multa.

Per me la definizione che Sandrone Dazieri ha dato del fatto in questione, cioè che la SIAE ha chiesto il pizzo, è perfettamente azzeccata: voi cosa ne pensate?

Bruma StemraFino ad oggi la coesistenza tra la classica difesa dei diritti d'autore portata avanti dalla SIAE e dalle omologhe degli altri paesi con le licenze Creative Commons è stata difficile.

Se un artista vuole far proteggere i suoi brani musicali nel modo classico poi non può anche rilasciarli gratuitamente con licenza Creative Commons perché viene considerato come un furto!

L'omologa della SIAE in Olanda, la Bruma Stemra, ha iniziato a cambiare questa situazione: da loro è possibile far coesistere le due licenze permettendo quindi all'artista che lo desidera di distribuire direttamente e gratuitamente con licenza CC (ma solo con clausola Non Commerciale) una sua opera e continuare a farla proteggere per tutti gli usi commerciali dalla Bruma Stemra!

Questo permette maggior flessibilità e da quindi la possibilità di farsi conoscere massicciamente in internet e di provare quindi a ricavare degli utili dall'indotto di questa notorietà acquisita. Questo non rinunciando alla tutela della SIAE di turno per quanto riguarda gli usi commerciali.

Mi sembra un ottima soluzione di compromesso: dovrebbe mettere d'accordo sia i carrozzoni tipo SIAE (si capisce per chi parteggio eh?) che gli autori e anche i fruitori.

O no? 

(Via Punto Informatico)

P.S. breve OT. Questo post l'ho scritto come sempre con Firefox ma, questa volta, sotto UBUNTU  grazie a questa segnalazione.

Un singolo consumatore italiano che si sentisse vittima della SIAE o di altre associazioni tipo la RIAA Statunitense o direttamente da case discografiche più o meno piccole ha poche possibilità di ribellarsi con successo.

Da noi manca la possibilità di intentare cause collettive (Class Action), cosa che negli Stati Uniti è possibile e che una signora ha fatto: come mi piacerebbe se anche da noi ci fosse la Class Action!

A voi no? 

(Via Stefano Quintarelli)

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